Tabula rasa da ingovernabilità

L’insipienza del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, sta mettendo a dura prova l’economia del paese che, in questi mesi critici, in cui emergono i problemi connessi al prolungamento eccezionale della recessione, avrebbe bisogno di certezze sul fronte politico per non aggravare le incertezze delle imprese, del risparmio, del lavoro. Il tentativo di formare un debole governo di minoranza, con l’ondivago supporto del Movimento 5 stelle, diretto da un leader fuori dal parlamento, ci fa perdere tempo prezioso e annebbia la capacità previsionale. Ciò blocca le iniziative e accresce la preferenza per la liquidità, anziché per l’investimento.
12 AGO 20
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L’insipienza del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, sta mettendo a dura prova l’economia del paese che, in questi mesi critici, in cui emergono i problemi connessi al prolungamento eccezionale della recessione, avrebbe bisogno di certezze sul fronte politico per non aggravare le incertezze delle imprese, del risparmio, del lavoro. Il tentativo di formare un debole governo di minoranza, con l’ondivago supporto del Movimento 5 stelle, diretto da un leader fuori dal parlamento, ci fa perdere tempo prezioso e annebbia la capacità previsionale. Ciò blocca le iniziative e accresce la preferenza per la liquidità, anziché per l’investimento. Sta iniziando un pericoloso sdrucciolìo congiunturale, con il rischio di una recessione superiore al 2 per cento anche nel 2013. Quel che accade è paradossale. Siamo rimasti coesi quando si trattava d’applicare con rigore calvinista le misure strutturali di riduzione del deficit. Ora, anziché farne emergere il frutto, in termini congiunturali, approfittando del merito acquistato con la stretta che ha suscitato un’ondata recessiva anomala, sfruttando le aperture che potrebbero venire dal vertice europeo di domani, dilapidiamo quel capitale di aggiustamento fiscale e credibilità internazionale che c’è costato così tanto.
Eppure l’inversione di rotta sarebbe a portata di mano. Infatti basta poco per sostituire il clima di fiducia a quello di sfiducia, dati gli stimoli di ripresa che si stanno diffondendo nell’Eurozona. Essi sono dovuti al deprezzamento dell’euro sul dollaro e all’allentamento di fatto nelle politiche di bilancio di stati come Francia e Spagna, che non hanno rispettato le linee guida di Bruxelles, potendo contare su un rapporto debito/pil molto minore del nostro. Adesso noi abbiamo pieno titolo per negoziare con Bruxelles politiche di svolta congiunturale cofinanziate e compatibili con i nostri vincoli di bilancio. Ma per farlo urge il ritorno alla coesione, con un governo dotato di un programma circoscritto ma sostenuto da una solida maggioranza politica. Un governo che non abbia come priorità il giustizialismo, che non crea né reddito né posti di lavoro, ma i problemi urgenti di rilancio dell’edilizia e delle infrastrutture e di finanziamento delle imprese, anche con uno sblocco graduale dei crediti delle aziende verso la Pubblica amministrazione.